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Il cassetto del colonnello Mari

La vicenda dell’assassinio del medico di Piazze, Alberto Rinaldi, e del suo illustre paziente, Arturo Toscanini, è narrata dal punto di osservazione di una nuova indagine affidata, quattordici anni dopo il delitto, al colonnello Luigi Mari.
Confesso che è stato facile trarre ispirazione per il personaggio Mari dalle cospicue memorie di un familiare a me particolarmente caro.
Mio bisnonno paterno aveva esigenza di rimpinguare le finanze di famiglia falcidiate dall’estenuante conflitto postunitario nelle terre del meridione d’Italia, una guerra fratricida complicata e quasi dimenticata.
Così i beni dotali di due sorelle furono da lui contrattualizzati per il matrimonio dei due figli, mio nonno e suo fratello.

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Zio Michelino era figlio di quest’ultimo, quindi doppiamente cugino di mio padre, per linea paterna e anche materna.
Ufficiale per scelta e vocazione, al pari del fratello maggiore e di quello minore, percorse la carriera militare negli anni del regime fascista. Compì anche studi universitari al di fuori dell’accademia militare, fu appassionato di storia, politica e filosofia.

zio-michele-luigi-mari-iannaroneAmò i classici latini più di quelli greci, fu un dantista raffinato, aveva mandato a memoria innumerevoli versi della Comedìa.
A Berlino dall’agosto ’42 al primo settembre ’43 fu ufficiale di collegamento per il fronte orientale, la Russia.
Rientrò a Roma al comando Forze Armate Egeo e dopo l’otto settembre si attivò con il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo per organizzare il Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Assunse il comando della banda partigiana “Castelli Sud Lazio”, nota anche come primo raggruppamento, e la responsabilità dei difficili compiti di intelligence.

 

Sfuggì alla cattura da parte della Gestapo e dei fascisti in modo rocambolesco, soccorso e salvato da Iolanda, la partigiana che diventerà due anni dopo sua moglie.

 

A causa dell’infermità da causa di servizio la sua carriera militare terminò.
Zio Michelino e zia Iolanda sono stati protagonisti della mia infanzia e adolescenza.
Quando nacqui lui era presente, fu il primo a congratularsi con i miei genitori. I suoi fiori avevano invaso persino il corridoio della clinica. Lo stesso avvenne con mio fratello tre anni dopo.
Non c’era domenica senza gli zii, non c’era gita in automobile senza loro.
Quando partivano per le villeggiature a Rapallo o al lago di Como rimanevo dispiaciuto per giorni e giorni. Il loro ritorno era sempre una festa, una gioia di affetto.
Passavo molto tempo anche da loro.
L’atelier della zia vicino via Veneto mi incuriosiva ogni volta: le macchine da cucire infaticabili, le lavoranti a tagliare e cucire, i manichini drappeggiati e le scansie di stoffe colorate. Salivo a casa degli zii e dal loro balcone era un gran divertimento guardare in giù il viavai all’hotel Excelsior, il traffico delle automobili davanti ai caffè, i turisti con le macchine fotografiche.
Le narrazioni dello zio Michelino avevano conquistato le mie fantasie dalle favole di La Fontaine ai tre moschettieri, da Mompracem a mister Fogg.

zio-michele-iannarone-luigi-mariLo zio mi aveva soprannominato “e allora…” poiché non mi arrendevo alle conclusioni dei racconti, pretendevo continuassero sempre, senza sosta per tutto il giorno fino a cadere sfinito nel sonno sul divano accanto al grammofono. 
Poi arrivarono gli insegnamenti di storia, le cronache di guerra, le tragedie dell’occupazione di Roma e ancora altro.
L’ultima lezione fu il giorno del suo funerale.
Dopo quasi mezzo secolo dalle imprese di guerra un immenso schieramento militare rese al generale a due stelle, al partigiano coraggioso e all’uomo virtuoso gli onori della bandiera e del silenzio d’ordinanza.
La zia continuò i racconti ancora per molti anni, fin quando la mente non prese a annebbiarsi, ogni giorno di più.
Era quasi centenaria quando la portammo vicino allo zio in quella che per me è la cappella del cuore.